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Messaggio del Vescovo per la Santa Pasqua

Carissimi,
è Pasqua! Cristo, dato alla morte per i nostri peccati, è risorto e vive immortale. Affidiamoci alla sua Parola, andiamo a Lui, nostro cibo e nostra bevanda, nell'Eucaristia. Lasciamoci consolare e rigenerare dal suo perdono e soccorrere dalla sua misericordia.

La Chiesa, proprio all'inizio della Settimana Santa, prega il suo Signore: 'Guarda, Dio Onnipotente, l'umanità sfinita per la sua debolezza mortale, e fa' che riprenda vita per la passione del tuo unico Figlio'. Dal costato di Cristo morente sulla croce sono scaturiti i sacramenti della nostra salvezza.


Scrive san Giovanni Crisostomo in una sua Catechesi: 'Ora la Chiesa è nata da questi due sacramenti, da questo bagno di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito santo per mezzo del battesimo e dell'Eucaristia. ['] E come il fianco di Adamo fu toccato da Dio durante il sonno, così Cristo ci ha dato il sangue e l'acqua durante il sonno della sua morte. Vedete in che modo Cristo unì a sé la sua Sposa, vedete con quale cibo ci nutre. Per il suo sangue nasciamo, con il suo sangue alimentiamo la nostra vita. Come la donna nutre il figlio col proprio latte, così il Cristo nutre costantemente col suo sangue coloro che ha rigenerato'.

Senza di Lui l'uomo si dibatte in una debolezza mortale fino a disperdersi, la vita è vissuta come una vana fatica e la tentazione di perderci d'animo è grande.

Dobbiamo incontrare il Signore e stare con Lui. È proprio la sera di Pasqua che Gesù appare, a porte chiuse, ai discepoli riuniti e dice loro: 'Pace a voi'.

Il Signore Risorto continua a venire a noi, suoi discepoli, a porte chiuse, e a ripeterci: 'Pace a voi'. Dobbiamo accoglierlo nella nostra vita, solo così possiamo celebrare veramente la Pasqua.

In che modo possiamo incontrare il Signore e diventare sempre più suoi veri testimoni?

Nella preghiera, nell'adorazione Dio incontra l'uomo. Romano Guardini osserva che 'l'adorazione non è qualcosa di accessorio, secondario ' si tratta dell'interesse ultimo, del senso e dell'essere. Nell'adorazione l'uomo riconosce ciò che vale in senso puro e semplice e santo' (La Pasqua, Meditazioni, Brescia 1995, 62). Solo se sappiamo rivolgerci a Dio, pregarlo, noi possiamo scoprire il significato più profondo della nostra vita, e il cammino quotidiano viene illuminato dalla sua luce. Solo così potremo essere testimoni autentici della sua risurrezione.

'Tutta la Chiesa ' scriveva il Servo di Dio Paolo VI ' riceve la missione di evangelizzare, e l'opera di ciascuno è importante per il tutto. Essa resta come un segno insieme opaco e luminoso di una nuova presenza di Gesù, della sua dipartita e della sua permanenza. Essa la prolunga e la continua' (Evangelii Nuntiandi, 15).

Ma come possiamo essere nel mondo evangelizzatori? Annunciatori e testimoni della Risurrezione del Signore, della sua Pasqua all'uomo del nostro tempo?

Credo fermamente che come l'infermo si affida al medico perché lo sani, lo smarrito a chi possa indicargli la strada giusta, il disperato a chi lo possa consolare, i morenti a chi possa donare loro la vita per sempre, dobbiamo affidarci, quasi consegnarci alla Parola del Signore e alla grazia che ci è offerta nei sacramenti per essere da Lui custoditi, per ricevere luce e forza nel cammino della vita, nella ricerca della verità e per amare quanti ci vivono accanto.

Nel messaggio di papa Francesco per la Pasqua del 2013 leggiamo: 'Lasciamoci rinnovare dalla misericordia di Dio, lasciamoci amare da Gesù, lasciamo che la potenza del suo amore trasformi anche la nostra vita; e diventiamo strumenti di questa misericordia, canali attraverso i quali Dio possa irrigare la terra, custodire tutto il creato e far fiorire la giustizia e la pace. E così domandiamo a Gesù risorto, che trasforma la morte in vita, di mutare l'odio in amore, la vendetta in perdono, la guerra in pace'.

Da Dio amati e rinnovati, trasformati a immagine di Lui, ci rivestiamo dell'uomo nuovo.
Scrive san Paolo ai cristiani di Corinto: "Se uno è in Cristo è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco, ne sono nate di nuove " (2Cor 5,17). E ai cristiani di Colossi: "Vi siete spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore" (Col 3,9-10). La novità dello Spirito raggiunge il nucleo più profondo della persona, ristrutturandolo e rinnovandolo dall'interno (cfr. Rm 6,4).
I primi cristiani sentivano la novità di questo nuovo orientamento in modo così vivace da esprimerlo con le immagini della risurrezione, della creazione, della rinascita, del risveglio. Queste immagini sottolineano una sorta di passaggio dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, dal chiuso dell'egoismo e dell'indifferenza agli spazi aperti della carità.
La novità dello Spirito è la novità della vita di Dio che irrompe nell'uomo vecchio rigenerandolo dischiudendo all'uomo un mondo sempre nuovo e rinnovante, pieno di sorprese; nuovo a tal punto da prefigurare "un nuovo cielo e una nuova terra"(Ap 21,1). (Cfr. Catechismo dei Giovani ' Venite e vedrete, cap. 5)

'Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù', scrive papa Francesco nella Evangelii Gaudium, 'non diamoci mai per vinti, accada quel che accada. Nulla possa più della sua vita che ci spinge in avanti!' (n.3).

E ancora: ' il Vangelo, dove risplende gloriosa la Croce di Cristo, invita con insistenza alla gioia. ['] Il suo messaggio è fonte di gioia: «Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11). La nostra gioia cristiana scaturisce dalla fonte del suo cuore traboccante. Egli promette ai discepoli: «Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia» (Gv 16,20). E insiste: «Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia» (Gv 16,22). In seguito essi, vedendolo risorto, «gioirono» (Gv 20,20). Il libro degli Atti degli Apostoli narra che nella prima comunità «prendevano cibo con letizia» (2,46). Dove i discepoli passavano «vi fu grande gioia» (8,8), ed essi, in mezzo alla persecuzione, «erano pieni di gioia» (13,52). Un eunuco, appena battezzato, «pieno di gioia seguiva la sua strada» (8,39), e il carceriere «fu pieno di gioia insieme a tutti i suoi per aver creduto in Dio» (16,34). Perché non entrare anche noi in questo fiume di gioia?' (n.5).

A tutti il mio augurio di una felice e santa Pasqua

+ Carlo, vescovo

Fonte: Diocesi di Massa Marittima-Piombino