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Le beatitudini della morte

Omelia di Don Carlo De Ambrogio

Dal Vangelo secondo Matteo 5, 1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo:
«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.

Beati i miti, perché erediteranno la terra.

Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.

Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.

Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
***
    
In un’occasione che sembrerebbe tanto triste, come quella della morte di Madre Teresa Casaro, ecco squillare il Vangelo della gioia, il Vangelo delle beatitudini. La beatitudine è la gioia che ha la dimensione dell’eterno. È una gioia che si dilata all’infinito. La gioia è la lucentezza dell’amore; l’amore splende.
Gesù vedendo le folle: lo sguardo di Gesù si posa sull’umanità, tutta gente creata da Dio. Sono i figli di Dio dispersi dal peccato; Gesù è venuto per riunirli, per fare l’unità. Il suo cuore è vulnerabile alla compassione.
Gesù salì sulla montagna. Sale sulla montagna per pregare. Sale sulla montagna per scegliere e fondare il nuovo Israele: i Dodici Apostoli. Sale sulla montagna per istruire la folla e per proclamare la nuova alleanza: le beatitudini.
E messosi a sedere (ecco l’insegnamento ufficiale) gli si avvicinarono i suoi discepoli: si accostano a Gesù, gli vengono vicino. Avvicinarsi è un verbo tipico in San Matteo.
Prendendo allora la parola, li ammaestrava (li istruiva, apre loro degli orizzonti meravigliosi) dicendo: ed ecco le beatitudini, che sono un gioiello, una finestra aperta sul divino, uno spiraglio di meraviglie. Sono come un torrente di luce che entra nei nostri occhi e ci abbaglia. È un rovesciamento di tutta la nostra mentalità: spalancano le finestre sul divino, sull’eternità.

1. - «Beati i poveri in spirito, perché di essi è il Regno dei Cieli».
I poveri in spirito sono gli umili, gli umilissimi che si sono impoveriti di se stessi. Di essi è il Regno dei Cieli. Regno dei Cieli è un’espressione molto bella: significa che Dio regnerà, che Dio sarà tutto in tutti. Dice Giovanni nell’Apocalisse: “Ci saranno cieli nuovi e terra nuova”.
«Beati i poveri in spirito». Madre Teresa è stata una poverissima nello spirito, di un’umiltà meravigliosa. Alcuni anni fa l’avevo incontrata a Varese; era ispettrice. Mi colpì subito il suo candore, la sua umiltà, la sua cortesia, indice di umiltà profonda. Lei ce l’aveva già il Regno dei Cieli, dentro di lei.
Sabato santo, 13 aprile, a mezzogiorno andai alle Molinette, all’ospedale. Le portavano anche un mazzo di fiori che era l’offerta delle suore della sua casa. Nel mazzo spiccava il fiore della viola, fiore dell’umiltà, come nel sogno di Don Bosco e di San Domenico Savio a Lanzo. Dopo la confessione, lei pronunciò questa frase: “Mi sento innamorata di Gesù, adesso come quando avevo 15 anni. Lo stesso amore”. Agli Esercizi spirituali dal 2 al 9 febbraio a Mornese (1974), l’avevano colpita due frasi dell’Apocalisse. La prima frase è di una lettera alla Chiesa di Efeso, che Gesù detta a San Giovanni: “Torna al tuo primo amore”. E lei diceva: “sono ogni giorno nel primo amore”. Lo ripeté anche il Sabato santo: “Sono innamorata come quando avevo 15 anni. Innamoratissima di Gesù. Non torno al primo amore, ci sono”.
L’aveva inoltre colpita il fatto che la Madonna ci tesse una veste, l’abito nuziale, “di lino finissimo, - dice l’Apocalisse, - di un biancore abbagliante”. Era caduta la neve a Mornese; e la neve ha questo effetto: trasforma il paesaggio col suo lenzuolo. Col suo manto bianco trasfigura tutto il paesaggio, lo fa sembrare terra nuova. Madre Teresa ne rimaneva come incantata; incantata ugualmente dall’abito nuziale, l’abito bianco che la Madonna sta tessendo a ciascuno di noi, col filo d’oro dell’amore Eucaristico e Trinitario, e col filo d’argento dell’umiltà e della carità.

2. - «Beati gli afflitti, perché saranno consolati».
Saranno consolati: ecco un passivo teologico o passivo divino; equivale a: “Dio li consolerà”. “Asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”. La sofferenza che ci inchioda e ci distrugge, è vinta quando la si accetta. La Passione e Morte di Gesù ha valore non tanto come morte, quanto come accettazione di amore alla volontà del Padre.
Accettazione della morte: quando una cosa viene accettata, quando cioè vi ci si immerge, allora si trasforma, cambia completamente. Questo prodigio viene compiuto dall’amore. Solo chi ama trasforma la sua sofferenza in gioia. Sembra un paradosso, ma è vero.

Ero a Milano, domenica 21 aprile. Al mattino avevo terminato, a Bassano, nel Veneto, di assistere una meravigliosa madre di famiglia, madre di cinque figli, che si sta spegnendo (ormai è alla fine) di cancro. I figli sono quasi tutti sposati. Famiglie ottime. Quella mamma è una luce meravigliosa nella casa. Ha degli occhi luminosi, sereni; ha sempre il Rosario tra le dita. È lei la dolce lampada che illumina tutta la casa.  Poi ero giunto a Milano. Avevo promesso di fermarmi in via Bonvesin per confessare nel pomeriggio. Alla sera, sul tardi, vado al nostro collegio dei Salesiani in via Copernico. Arrivo in portineria: “C’è una telefonata per lei”. “Per me?... Ma come fanno a sapere che sono qui?”.
Esattamente mentre mettevo il piede dentro il Collegio mi comunicano che è gravissima Madre Teresa: “Si sta spegnendo; non sanno se arriverà al mattino; se posso partire. C’è l’ultimo treno alle 11.50”. Prendo quello; ha tre quarti d’ora di ritardo. A Porta Nuova a Torino arrivo alle due e mezzo di notte. C’era pronto uno con la macchina ad attendermi. Attraversammo la città deserta; qualche rarissima automobile. Infilando la salita di Villa Salus mi pareva di immergermi in un buio profondo. Si vedeva al primo piano, attraverso le tapparelle, filtrare la luce: segno che lì si vegliava. Difatti Madre Ispettrice, la sorella suor Maria, l’infermiera, la direttrice erano tutte raccolte intorno al letto. Lei attendeva. Ultima assoluzione. Gliela recitai adagio con la formula nuova così bella: “Dio, Padre di misericordia, che ha riconciliato a sè il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, e ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. (Lei sorrise). E io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. (Sorrise ancora di più).
“Adesso ho l’anima bianca; ho la veste di lino finissimo - diceva, - di un biancore abbagliante, che mi ha tessuto la Madonna”. E allora mi si rivelò ancora di più la grande devozione mariana di quell’anima così bella. Era felice, contenta.
Richiamò dentro in stanza le altre suore e cominciò il suo ultimo passo verso la morte. Era già sul versante dell’eternità. La Madonna la sentiva vicina! Come la colpivano le parole di Gesù! “Vedrete il cielo aperto!”. “Adesso - le spiegavo - il cielo è tutto aperto: il Regno dei Cieli”. “Vedrete gli angeli di Dio - dice Gesù - salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo”. “Vedrà tutti gli angeli, vedrà don Bosco, vedrà Madre Mazzarello”. Lei sorrideva e diceva: “Come sono felice di morire da Figlia di Maria Ausiliatrice”.
Poi disse a Madre Ispettrice: “L’ho autorizzato a dire (me l’aveva già detto il sabato santo) che questa mia malattia è stata tutta una storia di amore”. Cosa vuol dire -pensavo fra me- una storia di amore? S’è forse offerta vittima? Ha voluto amare fino in fondo, trasformando la sofferenza in amore? Un mistero meraviglioso è chiuso in quelle parole: “tutta una storia di amore”. “Il Signore asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi”. Le dicevo: “Lei sta realizzando quella parola di Gesù: Vi dovreste rallegrare perché io vado al Padre”.
Noi di fronte alla morte abbiamo due sentimenti, gli stessi che Gesù provò nel Getsemani: la paura-spavento, il primo; e il secondo, l’angoscia. L’angoscia nasce quando non c’è più soluzione di sorta, quando tutto è chiuso. La paura e lo sgomento Gesù li ha sconfitti quando nel discorso dell’ultima cena ha battuto e ribattuto il seguente concetto: con la morte noi andiamo al Padre: “Perché avete paura? Verrò io a prendervi con me. Andiamo al Padre”. Nessuno è padre, nessuno è mamma come Dio: egli ci ama infinitamente.
Quando le dicevo: “Ripeta: Sì, Padre, perché così piace a te”, Madre Teresa sorrise. Un sorriso così bello che era già un preannuncio di cielo. Ripetè: “Sì, Padre, perché così piace a te”. Sembrava un chiostro orante. Pareva di vedere la Madonna che continuamente le carezzava la fronte, le tergeva le lacrime (ma non aveva lacrime, era tutta gioia; cominciava il suo Magnificat eterno). Diceva: “Voglio che il mio funerale sia una festa”.

3. - «Beati i miti perché erediteranno la terra».
Quale terra? La terra promessa: cioè, avranno in sorte la terra promessa.
All’inizio della Messa è stato cantato: “Esci dalla tua terra (da questo soggiorno) e va’ ...”. Lei è ormai giunta nella terra promessa; l’ha già avuta in sorte perché è stata mite, mite, mite. Di una bontà squisita, di una delicatezza più che materna; era tutta gentilezza, attenzione, interessamento, dono di sè, continuo, profondo.

4. - «Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati».
Dio li sazierà. Fame e sete di giustizia significa ‘fame e sete di carità, di amore, di santità’.
L’amore Trinitario di Madre Teresa: bastava starle vicino per sentirlo. Alla mattina di lunedì 22, giorno della sua morte, celebrando la Messa a Villa Salus, lessi il Vangelo del dialogo di Gesù con Nicodemo. «Gesù dice: “Dovete nascere di nuovo, dall’alto”. E Nicodemo ribatte: “Come può essere? Può uno quando è vecchio tornare nel seno di sua madre e nascere?”. “Sì, - risponde Gesù - lo dovete”». Allora si capisce perché Gesù ci ha dato dalla croce Maria come madre. Il bimbo, quando viene al mondo è sempre uno sconosciuto: viene da Dio e torna a Dio. Ma la prima dimora che prende in questo mondo è il seno della madre. La ‘dimora’, gli ebrei la chiamano “shekinàh”, cioè tenda, abitazione. “Lo Spirito Santo - disse l’angelo a Maria - scenderà su di te”. “Dovete nascere di nuovo, dall’alto”, ripete Gesù: da Maria per opera dello Spirito Santo.
“Ecco tua Madre”. La prima dimora che noi prendiamo quando nasceremo alla Vita (la parabola del capitolo 16 nel Vangelo di san Giovanni lo sottolinea) e all’eternità, è Maria. “Ecco tua Madre!”. Ella è la dimora, la shekinàh, l’unica, esclusiva Madre dei viventi. È la vera madre. Gesù la vede come madre: “Vedendo sua madre e accanto a lei il discepolo che egli amava (Madre Teresa è sempre stata la discepola accanto a Maria; e Gesù lo amava) disse: Donna (Maria è la donna per eccellenza, la donna, come madre, legata alla gioia - leggete la piccola parabola del capitolo 16), ecco tuo figlio”.
Come la sentiva la maternità di Maria, madre Teresa, soprattutto alla fine. L’aveva lì vicina: “Ecco tua Madre”. Era lei che la confortava. Si realizzava la promessa di don Bosco che nella morte ci sarà accanto la Vergine santa: ella renderà dolce il nostro trapasso. Sarà un salto nella gioia, perché di là c’è il Padre, il Padre di misericordia. “Filippo, - diceva Gesù - chi vede me vede il Padre mio”. “Vado a prepararvi un posto”. “Sulla riva, all’alba, c’è Gesù che ci attende”. Ripetevo tutte queste cose durante la recita del Rosario nella stanzetta di madre Teresa. Come si sentivano scandire le Ave Maria! Ne sprigionava un amore ineffabile alla Vergine santa; l’atmosfera era di serenità, di gioia; si avvertiva una presenza invisibile, materna.

5. - «Beati i misericordiosi perché troveranno misericordia».
Misericordia è la parola proferita dalla Madonna nel Magnificat; due volte la dice. Nel significato della lingua di Gesù indica la tenerezza affettuosa di una mamma per il bimbo che porta in sè. Tutto un mistero di maternità divina si realizza nella nostra morte. È una nascita verginale: da Maria per opera dello Spirito Santo. Madre Teresa come l’ha sentito questo!

6. - «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio».
L’aveste vista sul letto di morte! Era luce. Cominciava già la sua trasfigurazione. Il sorriso ogni tanto le brillava sul volto soprattutto quando ascoltava le parole di Gesù; la gioia le dilagava nel cuore pur in mezzo alla sofferenza. Una luce meravigliosa era stata accesa dentro di lei per tutta la vita: la purezza del cuore; un unico grande Amore, un ideale stupendo, un innamoramento senza fine che adesso continua in una vita di cui noi, qui, non abbiamo la minima idea: “Non potete comprendere” dice Gesù. Sarebbe come voler spiegare a un bimbo prima di nascere che cosa sarà il sole, il fiore, il volto umano; non potrebbe capire.
Nemmeno noi possiamo capire quello che ci attende. “Non potete comprendere”. Saremo luce divina al cui confronto la luce delle quasar, che sono diecimila miliardi di volte più luminose del sole, è solo ombra.
«Beati i puri di cuore perché vedranno Dio». La risurrezione è vedere Dio: “Quando vedrò il tuo volto?”. Il cristianesimo è la religione dei volti: “Filippo, chi vede me, vede il Padre mio”. Madre Teresa ha già visto il volto di Dio; ha già visto il volto di Maria, la più bella di tutte le donne, la più stupenda, la Madre di Dio, la mamma nostra: Ecco tua Madre! Guarda tua Madre! Per un effetto di mimetismo, a forza di contemplare il volto di Maria si diventa come lei.

7. - «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio».
Gli operatori di pace sono quelli che portano la pace.
Dove arrivava Madre Teresa portava la pace. Realizzava il piccolo salmo 130 che dice: “Io mantengo la mia anima nella calma e nel silenzio come un bimbo che dorme sul cuore della mamma”. Una calma profonda, la calma sottomarina delle anime che sono completamente ancorate in Dio. Nella calma e nel silenzio. Dio è silenzio! L’anima della donna è silenziosa per eccellenza. L’anima della Madonna è la più silenziosa perché tutta tuffata in Dio, nel mistero Trinitario. Solo così la donna porta la pace, perché è una pace che nasce dall’intimo.
«Saranno chiamati» vuol dire saranno in realtà. Il loro nome nuovo, la loro persona è di essere figli di Dio, “partecipi della stessa natura divina”, dice S. Pietro.
Le ripetevo alcune frasi del capitolo 21 di San Giovanni: “Sulla riva apparve Gesù, ma essi non sapevano che era Gesù. Fu il discepolo dell’amore che gettò un grido: È il Signore”. Lo riconobbe per primo. Il discepolo che Gesù amava ha cinque atteggiamenti caratteristici: al capitolo 13 è accanto a Gesù. A destra di Gesù. È il vero discepolo.  Al capitolo 19 è accanto a Maria. È un’anima squisitamente mariana; è il figlio di Maria; Maria è l’unica Madre, la vera, esclusiva madre. Le altre mamme sono una partecipazione della sua maternità. È Maria la prima dimora del nostro soggiorno eterno, la vera shekinàh di Dio, la presenza di Dio, la tenda dell’appuntamento: lo Spirito Santo opera in lei. Al capitolo 20 è il discepolo che Gesù amava, il primo che alla tomba vuota: “Vide e credette”. È un testimone della risurrezione, è un testimone della gioia. Al capitolo 21 è il discepolo che Gesù amava che riconosce per primo Gesù nella piccola Chiesa dei sette discepoli: nella comunità dell’amore. Riconosce Gesù nel volto di ogni fratello: “È il Signore!” dice con intuizione amorosa.
Madre Teresa riconosceva Gesù in tutte le anime che l’avvicinavano. Voi potete essere testimoni di che delicatezza, di che cortesia, di che attenzione era verso tutti. Il discepolo che Gesù amava (quinta citazione) è “colui che posò la testa sul cuore di Gesù”. Ecco perché alla sua età Madre Teresa diceva di essere innamorata di Gesù ben più che a 15 anni. Diceva: “Non solo torno al primo amore, ma ci sono sempre nel primo amore”. Era stata un’anima Eucaristica.

8. - «Beati i perseguitati per causa della giustizia».
Lei sapeva nascondere le sofferenze, le incomprensioni che certo dovevano ferirla, perché quanto più uno è sensibile all’amore e al dono, tanto più è sensibile anche alla sofferenza.
Gesù quando viene atrocemente offeso, non può fare a meno di dire: “Voi mi oltraggiate!”. Qui davanti a noi Madre Teresa dorme nel sonno di morte. “Lazzaro dorme!”. “La fanciulla dorme”, diceva Gesù. La morte è un sonno. Un sonno, perché l’uomo non può essere testimone dell’intervento diretto di Dio nella risurrezione.
 Essa dorme, ma il Regno dei Cieli è dentro di lei. La sua espressione corporea adesso è già nella trasfigurazione. Osservate come la morte rende bello il suo volto, come vi aleggia una calma profonda; emerge la sua nuova situazione esistenziale: la sua anima verginale splende nella calma e nel silenzio. Succede come quando cade la neve: le piaceva tanto la neve a Mornese, perché le ricordava l’abito di lino finissimo di un biancore abbagliante, che le tesseva la Madonna. Quando cade la neve tutto viene trasfigurato.
Con la corona di rose, il volto soffuso di pace, nella bara, in mezzo ai fiori, madre Teresa è trasfigurata. Sembra ridire le sue raccomandazioni ultime: “Come sono felice di morire Figlia di Maria Ausiliatrice”; “Amate tanto la Madonna”. “Rallegratevi ed esultate!”.
Era nel Magnificat prima di morire; lo è tanto più adesso in cielo: “Vi dovreste rallegrare - ci dice - perché sono andata al Padre”.