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Messaggio del Vescovo per la Quaresima A.D. 2016

Carissimi,

in questo tempo quaresimale che ci prepara alla celebrazione della Pasqua del Signore riascolteremo, come ogni anno, il racconto del cammino o, meglio ancora, dell'uscita del popolo ebraico dall'Egitto, dove era schiavo, verso la terra di Israele. Questo cammino, questa uscita che noi conosciamo con il nome di Esodo.

Ma perché ogni anno la Santa Madre Chiesa vuole che i suoi figli rileggano e riflettano su questo evento vissuto tremila anni fa? Perché, come bellamente ripete da sempre la liturgia della Pasqua ebraica, «in ogni generazione ciascuno è tenuto a considerarsi come se egli stesso fosse uscito dall'Egitto, perché il Santo, benedetto sia Egli, non liberò soltanto i nostri padri, ma noi pure liberò con loro» (Pesachim, X, 4).

Melitone, vescovo di Sardi in Lidia, una delle figure più venerande del II secolo, nella sua omelia sulla Pasqua, dice: «Molte cose sono state predette dai profeti riguardanti il mistero della Pasqua, che è Cristo […] Egli […] ci liberò dal modo di vivere del mondo come dall'Egitto, e ci salvò dalla schiavitù del demonio come dalla mano del Faraone. Contrassegnò le nostre anime con il proprio Spirito e le membra del nostro corpo con il suo sangue. Egli è colui che coprì di confusione la morte e gettò nel pianto il diavolo, come Mosè il faraone. […] Egli è colui che ci trasse dalla schiavitù alla libertà, dalle tenebre alla luce, dalla morte alla vita, dalla tirannia al regno eterno». Ecco il motivo. Dopo la disobbedienza di Adamo l'uomo vive la schiavitù del peccato dalla quale Cristo, con la sua beata passione, morte e resurrezione, ci ha liberato. Dunque la Pasqua di Cristo è per noi occasione di liberazione. La sua Pasqua è il sacramento della nostra salvezza. Quanti, allora, avvertono la propria condizione di schiavitù a causa del peccato e sperano di essere liberati dalle catene dell'odio, della violenza, della falsità, della morte, quanti desiderano la libertà per compiere il bene e avvertono che tutto questo non è a portata di mano o della salvezza e principio di unità e di pace, e ne ha costituito la Chiesa, perché sia per tutti e per i singoli, il sacramento visibile di questa unità salvifica» (Lumen Gentium n. 9).

Recuperiamo il nostro essere cristiani celebrando i sacramenti pasquali, per essere partecipi della liberazione dal peccato e dalla morte. Se la Quaresima, fin dal suo apparire tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, è preparazione alla celebrazione battesimale dell'anno, divenendo un periodo di catecumenato o «fotizomenato» (illuminazione) per coloro che avrebbero ricevuto il battesimo nella Veglia Pasquale, rimane, nondimeno, il tempo in cui ogni anno i battezzati recuperano la loro appartenenza a Cristo e alla Chiesa, la liberazione - attraverso la penitenza, il digiuno, la celebrazione del sacramento della  riconciliazione, le pratiche religiose, le celebrazioni liturgiche - dal peccato che continuamente minaccia la loro libertà.

Cristo ci offre continuamente misericordia. La misericordia, infatti, come scrive ancora papa Francesco nel suo Messaggio per la Quaresima di quest’anno, «”esprime il comportamento di Dio verso il peccatore, offrendogli un’ulteriore possibilità per ravvedersi, convertirsi e credere” (Misericordiae Vultus, 21), ristabilendo proprio così la relazione con Lui.

E in Gesù crocifisso Dio arriva fino a voler raggiungere il peccatore nella sua più estrema lontananza, proprio là dove egli si è perduto ed allontanato da Lui» (n. 2) .

Vieni in nostro aiuto,
Padre misericordioso,
perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità,
che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi.
Egli è Dio
e vive e regna con Te
nell’unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli. Amen

(Preghiera di COLLETTA della V DOMENICA DI QUARESIMA)

A tutti il mio augurio di pace

+ Carlo, vescovo

Quaresima A.D. 2016

Fonte: Diocesi di Massa Marittima-Piombino