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Di Massa Marittima, cui si perviene con una deviazione a destra della Via Aurelia venendo da Grosseto, è attestata la vita già in età preistorica, dall'ultimo paleolitico fino all'età del bronzo con gli oggetti rinvenuti nelle grotte delle Tane e a Pianizzoli; l'età del ferro è testimoniata nei pressi di Perolla: le successive età etrusca e romana, oltre che sulle rive del lago dell'Accesa, sono testimoniate principalmente a Marsiliana e a Poggio Castiglione dove fu ritrovata una bella statua di bronzo ellenistica rappresentante Ercole Callinico; a Poggio Castiglione si sono rinvenuti edifici prevalentemente romani costruiti con ciottoli di fiume e tombe di varia tipologia.
Se è giusta l'identificazione di Massa Veternensis con Massa Marittima, vi sarebbe nato Gallo Cesare, il nipote di Costantino il quale, scampato al massacro di Costantinopoli del 337 d.C. e dopo essere stato nominato Cesare da Costanzo II di cui sposò la sorella, fu processato per avere commesso soprusi e quindi condannato a morte e ucciso.
Di tutti i ritrovamenti, quelli che si identificano per la cultura arcaica vetuloniese sono stati fatti sulle rive del lago Accesa; altri ritrovamenti riguardano escavazioni minerarie poste nei dintorni della città. Gli oggetti sono esposti nell'Antiquarium sistemato nel Palazzo dei Priori, presso il duomo.
L'importanza di Massa Marittima andò decisamente aumentando verso la metà del sec. IX allorché da Populonia vi fu trasferita la sede vescovile. Distrutta dai Saraceni, risorse sotto gli Aldobrandeschi e in seguito per la ricchezza mineraria del suo territorio divenne un forte comune che prese parte alle lotte tra le città toscane, alleata o nemica di Pisa e di Siena, finché quest'ultima città nel 1335 se ne impossessò definitivamente e per tenerla soggetta vi eresse una fortezza. Tra gli altri vi fu castellano il pittore senese Pietro di Giovanni. Nel 1555 insieme a Grosseto e a Siena, passò sotto il dominio mediceo che segnò la sua decadenza fino a quando Leopoldo II Granduca di Toscana ne bonificò le pianure circostanti e fece riprendere l'attività mineraria.
Questa attività fu ed è alla base della sua economia, tanto che nel medioevo la città ebbe il nome di Massa Metallorum e formulò il primo codice minerario europeo (1310). Tra i minerali, di cui una bella esemplificazione è esposta nel Museo Mineralogico, prevalgono la pirite, il ferro, il rame, il piombo argentifero, la quarzite, la lignite, i soffioni boraciferi.
La città è divisa in due parti: Massa Vecchia, la parte bassa in cui prevale il romanico, e Massa Nuova, la parte alta in cui prevale la linea ogivale. Entrando in città si incontra sulla destra il Palazzo dell'Abbondanza, poggiante su tre archi ogivali, ove era il granaio della città: nel porticato è la fonte pubblica del 1265. Quindi si entra nella piazza Garibaldi di pianta stellare e di bellissimo effetto, in cui si affacciano il Duomo, il Palazzo Pretorio, la Casa e la Torre del Biserno e il Palazzo Comunale, tutti rivestiti di conci di travertino ai quali il tempo ha dato una bella patina color cenere che col sole si accende d'oro antico.
Questi edifici furono in buona parte rialzati e restaurati nel sec. XIX.
La costruzione del Duomo, dedicato all'Assunta e a San Cerbone, fu dovuta all'iniziativa di comunità monastiche e si protrasse dal 1228 al 1304: la prima fase è della prima metà del 1200, la seconda fase che corrisponde al prolungamento del presbiterio e dell'abside eseguito forse su disegni di G. Pisano è compresa tra il 1287 e il 1304 (l'indicazione di G. Pisano si deduce da una lapide in parte cancellata posta sul pilastro della cappella destra della cupola). La facciata, che si innalza su una scalinata più ripida verso destra ed è angolata contro lo spazio vuoto dell'orizzonte, è distribuita in due ordini: quello inferiore ha sette archi ciechi movimentati da rombi e oculi. Per annullare gli sfalzamenti prospettici dovuti alla posizione obliqua dell'edificio nei confronti della piazza, gli intercolunni di destra sono un poco più stretti e il portale è spostato a sinistra dell'asse mediano. L'ordine superiore si compone di un loggiato con cinque arcate divise da esili colonne, impostate sui simboli evangelici. Il muro di fondo è aperto da un rosone. Nella parete superiore è il timpano, aperto in una elegante loggia, composta da dieci arcate sostenute da colonne, delle quali quelle mediane hanno come appoggio il dorso di un uomo inginocchiato, un cavallo e un grifone. Il muro di fondo, a fasce bianche e rosse, ha una quadrifora ogivale aggiunta in epoca posteriore insieme ai tre pinnacoli che si alzano sopra il coronamento. I fianchi sono movimentati da arcate cieche aperte da due portali; sul fianco destro è un tratto di 18 m. di parete liscia; al di sopra i muri della navata mediana sono divisi da fasce bianche e verdi e terminano con una decorazione ad archetti.
Tra gli elementi decorativi sono interessanti le mezze figure di leone che stanno al di sopra dei capitelli e l'architrave del portale che reca scolpiti i fatti della vita di San Cerbone: il corpo del santo trasportato in barca dall'isola d'Elba a Populonia, liberazione del santo dagli orsi cui era stato esposto per ordine di Totila, gli ambasciatori pontifici dissetati con latte di cerva, il santo accompagnato dalle oche che si presenta a papa Virgilio per discolparsi, il santo che celebra la messa alla presenza del papa.
Opera recente è il campanile, snellito da bifore, trifore, quadrifore e pentafore e terminante con quattro pinnacoli angolari e con una piramide.
L'interno è a tre navate divise da colonne di travertino sormontate da capitelli corinzi e compositi con ornati di foglie e di animali. Sulla parete della facciata che reca qualche traccia di affresco si apre il rosone con vetri del sec. XIV che rappresenta S. Cerbone davanti al papa Virgilio.
Subito a destra è il battistero, costituito da una vasca rettangolare ricavata da un solo masso (m. 2,73 x 2,40 x 0,90) e scolpito con rilievi intercalati da pilastri, da Giroldo di Iacopo da Como, nel 1267. Vi è narrata la vita di S. Giovanni Battista.
Sul lato anteriore: Gabriele annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni, Zaccaria scrive il nome di Giovanni, Giovanni battezza Gesù, gli angeli portano i lini per asciugare Gesù, predicazione di Giovanni nel deserto (sopra i pilastri: Malachia, Visitazione, Gesù, il Battista, David e Isaia).
Sul lato destro: Predicazione del Battista con i simboli degli Evangelisti e gli Apostoli Pietro e Paolo.
Sul lato posteriore: cattura del Battista, Erode ne ordina la decapitazione, convito di Erode Decollazione, Salomè presenta la testa del Battista a Erodiade.
Sul lato sinistro: S. Regolo (maestro di S. Cerbone), Maria, Gesù in trono, il Battista, S. Cerbone con le oche; sui pilastri: il re goto, Totila, e nello sfondo il suo castello, Decapitazione di S. Regolo, oche in volo, angeli.
Dalla vasca si alza un tabernacolo marmoreo del 1447 con dodici nicchie occupate da statuette di santi e profeti, sormontato dalla figura del Battista.
Presso il battistero è un'acquasantiera di marmo del 1200.
Nel transetto è la Cappella del Sacramento che conserva un Crocifisso su tavola, di Segna di Bonaventura (secc. XIII-XIV), e un affresco di scuola senese con le immagini delle sante Lucia, Agata e Genoveffa.
L'altare maggiore di granito, del sec. XIII fu rialzato da Flaminio di Girolamo del Turco nel 1626 in forma di arco trionfale romano. Ivi è un Crocifisso ligneo della bottega di Giovanni Pisano.
Intorno all'abside è un coro ligneo intagliato e intarsiato del 1400 e sulla sinistra è murato un tabernacolo marmoreo del 1500.
Nel transetto sinistro è la Cappella della Madonna nel cui altare è una tavola ispirata alla Maestà duccesca del duomo di Siena. L'opera, del 1316, si pone tra Segna di Bonaventura, Simone Martini e Ugolino di Neri; da questa tavola è stata segata la parte posteriore che si conserva nel soccorpo dell'abside, raffigurante la Crocifissione e scene della Passione. Nella stessa cappella sono un affresco trecentesco raffigurante una Madonna e la pietra tombale gotica del vescovo Antonio Casini, morto nel 1429.
In un corridoio che accede al soccorpo dell'abside sono esposte opere di oreficeria: un reliquario di S. Cerbone a forma di tempietto gotico (sec. XV) una croce di detto reliquario di lamina d'argento decorata da Meo, Gaddo Geo e Andrea Pisano (sec. XIV), un reliquario della Spina eseguito da Goro di Ser Neroccio e un altro reliquario di scuola senese, ambedue del XV sec.
Nel soccorpo dell'abside è anche l'arca di S. Cerbone, posta sopra una mensa d'altare. L'urna marmorea, firmata da Goro di Gregorio e datata 1324, è decorata da otto scene intagliate ad alto-rilievo ed originariamente dipinte, rappresentanti la leggenda di S. Cerbone. Partendo da sinistra, si hanno nell'ordine le seguenti scene: il santo per ordine di Totila è esposto agli orsi che gli lambiscono i piedi, i cittadini di Populonia chiedono al santo di posticipare la messa, il santo è accusato davanti al papa Virgilio, i messi papali ordinano al santo di presentarsi al papa, il santo disseta i messi papali col latte delle cerve, presso Roma il santo guarisce miracolosamente alcuni pellegrini: il santo offre al papa le oche selvatiche venutegli incontro durante il viaggio, il santo celebra la messa davanti al papa mentre gli angeli cantano il "Gloria". Il coperchio, a quattro spioventi, presenta medaglioni a rilievo raffiguranti la veglia fatta da due angeli al corpo di S. Cerbone, la Madonna col Bambino, Santi e Profeti.
Intorno alla parete sono undici statuette di marmo attribuite ad Agnolo di Ventura o a Giovanni D'Agostino (sec. XIV).
Nell'altare è un affresco di scuola senese della seconda metà del 1400 rappresentante il Crocifisso tra l'Addolorata e i santi Cerbone, Giovanni e Bernardino.
Ritornati nella chiesa, sulla parete sinistra è il marmoreo monumento al vescovo Giuseppe Traversi, eseguito da Tito Sarrocchi (sec. XIX). Sulla parete tracce di affreschi di scuola senese, tra cui una Madonna col Bambino e i santi Caterina d'Alessandria e Bartolomeo apostolo, della maniera di Taddeo di Bartolo, e una Rappresentazione dei Magi, della maniera di Bartolo di Fredi {secc. XIV-XV).
Sul muro interno della facciata sono alcuni bassorilievi del XII sec. di indirizzo pisano-lucchese, dalla modellatura rozza ma efficace, raffiguranti il Redentore in gloria entro mandorla sostenuta da Angeli, S. Regolo, S. Cerbone, Strage degli Innocenti, Apostoli.
Sul lato destro della Piazza del Duomo è il Palazzo Pretorio o del Podestà. L'edificio a bozze di travertino fu costruito nel 1230: i due piani sono aperti da bifore di stile romanico e nella facciata sono stemmi per la maggior parte quattrocenteschi, un bassorilievo con la lupa senese e gli stemmi di Massa e Siena. Secondo la tradizione dalla bifora romanica del fianco destro, durante la sollevazione popolare del 1318, fu gettato il podestà Niccoluccio Mignanelli.
Nella vicina via Norma Parenti è la Palazzina della Zecca, ben armonizzata nelle forme romaniche e gotiche dove intorno al 1317 furono coniate le monete della repubblica di Massa, recanti l'immagine di S. Cerbone.
Separata dal Palazzo Pretorio con una strada discendente è la Casa dei Conti di Biserno, un edificio romanico del 1200 con due finestre rinascimentali al primo piano e due bifore al secondo. Per qualche tempo fu residenza del Vescovi dei quali sono rimasti alcuni stemmi e una comunicazione con la Palazzina della Zecca.
Il Palazzo Comunale è un'altra costruzione romanica di travertino con tre piani di bifore. L'edificio risulta composto di tre edifici, di una parte, bassa, del 1344 in seguito rialzata, di una parte centrale trecentesca costruita dai maestri senesi Stefano di Meo e Gualtiero di Sozzo e della Torre del Bargello dei primi del XIII sec., ove è un bassorilievo quattrocentesco della lupa senese; ad essi è incorporata la Torre di Biserno che è unita all'omonima palazzina. Nell'interno è notevole la saletta ove è stato sistemato l'ufficio del sindaco.
Sulla volta sono i seguenti affreschi cinquecenteschi della maniera di Bartolomeo Neroni: Creazione di Adamo, Creazione di Eva, Peccato originale, Cacciata dal Paradiso, quattro patriarchi e quattro Sibille.
Sulla parete destra della saletta è una Maestà, di Ambrogio Lorenzetti, proveniente dal convento degli Agostiniani: rappresenta la Madonna in trono col Bambino, Angeli e Santi, fra i quali S. Regolo e S, Cerbone; nella distinzione del bianco, del verde e del rosso, sono raffigurate la fede, la speranza e la carità (circa 1335).
Di questo quadro si ha la citazione del Ghiberti, dell'Anonimo Magliabechiano e del Vasari, con la memoria anche di una Cappella che tra il 1330 e il 1335 A. Lorenzetti dipinse in Massa Marittima. La critica mentre afferma l'esecuzione del maestro per la Vergine, il Bambino, il coro degli angeli, la speranza e la carità, fa alcune riserve per le altre figure forse eseguite da scolari.
Nella parete sinistra sono un angelo annunziante del Sassetta (sec. XV) e una Madonna con il Bambino, della bottega di Sano di Pietro (1470-75).
Attraverso uno stretto arco dalla piazza si entra in un vicolo medioevale alla cui destra si apre una caratteristica stradetta costruita a balconi ed archi ove sono molte botteghe artigiane e dove è il pozzo in cui fu ucciso il figlio di Nello Pannocchieschi e di Margherita Aldobrandeschi, Bindoccio, la cui sepoltura si trova nella chiesa di S. Francesco.
Davanti al Palazzo Comunale sono le ricostruite Logge del Comune in cui è un affresco raffigurante la Madonna con due santi, sottostanti al ricostruito palazzo Pannocchieschi.
Lungo la via della Libertà si notano molti edifici antichi, una parte dei quali hanno scoperte dall'intonaco le loro architetture originali. Al n. 19 è la casa natale di S. Bernardino. Al termine della via, in una piazzetta, è la chiesa di S. Michele di linee rinascimentali, ove sono sistemati la biblioteca e l'archivio comunale. Più oltre è la porta di S. Rocco, del 1200. che ha lo stemma di Massa (il leone rampante) e la balzana di Siena.
Per la via Moncini si sale alla città nuova. Si fronteggia la cortina della Fortezza Senese, eseguita su disegno di Agnolo di Ventura (1366), lungo edifici dei secc. XIV e XV.; sul fondo è la trecentesca Porta alle Silici oltre la quale è la Torre dei Candeliere, resto dell'antica Fortezza Massetana costruita nel 1228 e incorporata nel 1337 nella Fortezza Senese con uno slanciato arco a ponte; vi si legge questa iscrizione: "Era il 1228 quando a Tedice Malabarba che governava Massa, piacque dare inizio a questa torre, perché fosse principio e decoro delta nuova città".
Oltrepassata la porta, si vede a sinistra il rinascimentale Palazzo delle Armi.
Per la via a sinistra di questo edificio si varca la doppia Porta di S. Francesco da cui si apre una bella vista della cortina delle mura. Più avanti si trova la chiesa romanico-gotico di S. Francesco del 1200, ridotta al transetto e all'abside, ove è la lapide sepolcrale di Bindoccio, figlio di Margherita Aldobrandeschi e di Nello Pannocchieschi. In questa chiesa S. Bernardino, rimasto orfano a sei anni, veniva condotto dalla zia Diana, terziaria francescana, per essere avviato alle pratiche religiose. Qui il santo tenne il suo ultimo quaresimale nel 1444, dal 25 febbraio al 19 aprile.
Nella piazza Ettore Socci è la chiesa romanico-gotico di S. Agostino, detta anche S. Pietro dell'Orto, costruita tra il 1299 e il 1313, rivestita di travertino con bel portale romanico, un rosone e finestroni gotici. Come la cappella di S. Lucia, costruita nel 1348, la chiesa fu disegnata da Domenico di Agostino, Stefano di Meo, Gualtiero di Sozzo e Nicolo di Iacopo.
Nell'interno, con sei grandi archi traversi a sesto acuto e tre cappelle absidali, di cui la centrale ha una volta ad ombrello, sono esposte da destra le tele che ornavano gli altari barocchi ora demoliti: S. Guglielmo Eremita, di A. Nasini (1716); Fuga in Egitto, di Lorenzo Lippi (1606-1665); Madonna con S. Giuseppe e S. Bernardino, a destra, S. Michele e S. Lorenzo a sinistra, di Rutilio Manetti (1508-1639); Annunciazione, dell'Empoli (Iacopo Chimenti: 1640); Natività, di Bartolomeo Ponti (1627); Natività, di Iacopo Pacchiarotti (1474-1540); Madonna della Cintola; altare affrescato del 1500, con statua lignea di Nicolò da Tolentino; Visitazione, di Rutilio Manetti. Nell'abside minore di destra è una statua quattrocentesca di terracotta. Sotto la mensa dell'altare è la copia di una statua lignea quattrocentesca trafugata ed ora al Museo delle Arti di Parigi.
Nel vano di una porta murata è un bassorilievo raffigurante P. Michele Beccucci, di Apelle, uno scultore senese del 1400. Nelle absidi sono resti di affreschi cinquecenteschi. Nel chiostro sono i resti ricostruiti del colonnato e l'alto campanile costruito nel 1627 sul bastione delle mura, detto "torre di Capezzulo".
Nella stessa piazza Ettore Socci è una seconda chiesa del XII sec. affrescata nel 1300; di queste pitture restano alcuni interessanti frammenti: Madonna. S. Leonardo e scene della vita di S. Nicolo da Tolentino.
Nel fondo del parco della rimembranza è il convento due-trecentesco di S. Chiara.
Nei pressi è il convento della Vetreta, fondato da S. Bernardino.
Oltrepassata Massa Marittima, si giunge al bivio di Pian dei Mucini: sulla sinistra è Monte Arsenti, sulle cui pendici occidentali sono le cave abbandonate di Monte Bamboli che ha dato il nome ad un fossile di scimmia (Oreopithecus Bamboli) di dodici milioni di anni.
Deviando a sinistra si raggiunge a Monterotondo Marittimo (mt. 540 s.l.m.), un castello posseduto dai conti Alberti nel sec. XII, passato nel secolo successivo a Massa Marittima e quindi a Siena, che ne fece ricostruire da Bartolomeo Neroni le mura, e posseduto dai Medici i quali nel 1554, essendo alleati agli spagnoli-austriaci lo dettero alle fiamme. Nella chiesa è una bella Madonna trecentesca della scuola di Segna di Bonaventura. In questo paese nacque lo scrittore Renato Fucini (1843-1920) uno dei più vivaci descrittori della Maremma selvaggia.
Nei pressi sono le Terme del Bagnolo dove sgorga un'acqua bicarbonatocalcica (43°) che insieme ai bei boschi di castagni offre una buona villeggiatura in montagna.
Più ad est è Frassine ove sono frequenti ritrovamenti romani e che conserva molte rovine longobardiche (Casone, Palazzo, Bagno del Re e Gualdo del Re). Appartenne infatti ai Longobardi dopo la strage di Gummarit (570), i quali la cedettero ai duchi lucchesi e in subdominio ai loro cortigiani, fra i quali un Guidoaldo, medico di Desiderio e di Adelchi, e Telesperiano vescovo di Lucca, figlio di Wolprando. A Frassine è un santuario sorto su un oratorio primitivo che conservò le ceneri di S. Regolo fino al sec. VIII quando furono trasferite a Lucca. Sull'altare è una Madonna col Bambino, scolpita su un tronco di cedro del Libano, di scuola pisana del sec. XII; nel transetto è una bella collezione di ex-voto illustranti gustose scene di grazie ricevute, dei secc. XVI-XIX.
Dal Piano dei Mucini girando tra le valli e i fianchi delle boscose Colline Metallifere si raggiungono Prata, un paese di pietra situato a 618 s.l.m. e Boccheggiano (mt. 644 s.l.m.) ove sono miniere di pirite, circondato da tratti di mura medioevali aperte da due porte turrite e dominato da un castello; nella chiesa è una statua marmorea di Bartolomeo Cennini collaboratore o scolaro del Bernini, donata al paese da Leonardo Agostini, uno studioso di antichità protetto da Alessandro VII. Vicino è Montieri (704 s.l.m.) dominato dal poggio omonimo alto mt. 1051. Il paese è chiuso da freschi boschi di castagni ed aperto a vasti panorami. Le sue miniere d'argento furono forse sfruttate dagli Etruschi che lasciarono qualche traccia e il significativo toponimo Volunnio.
Col nome di Mons. Aeris fu donato nell'896 da Alberto Riccio, marchese di Toscana, ad Alboino, vescovo di Volterra. In diversi tempi dalle sue miniere estrassero l'argento per le proprie monete il vescovo di Volterra, Siena e, nel 1214, anche Firenze per una concessione data dal vescovo Pagano alla Compagnia Cambi-Cavalcanti. Nel 1326 Montieri fece atto di sottomissione a Siena. Sono segni della sua antica ricchezza molti edifici due-trecenteschi, tra i quali si ricordano il Cassero, la Casa Biageschi, la Casa Narducci e la Fontana di Piazza; nella canonica è una tavola di scuola senese del XV sec., forse della scuola di T. Gaddi.
Gerfalco (mt. 774 s.l.m.) dominato dal monte Le Cornate (1060 s.l.m.) è un altro paese di qualche interesse artistico. Interessante soprattutto la sua urbanistica medioevale: le vie, le piccole piazze raccolte, le rampe di scale creano suggestioni piacevolissime. Dalle cave di questo paese fu estratto il marmo persichino con cui sono decorati gli edifici sacri di buona parte della Toscana.
Ritornando a Grosseto con brevi deviazioni si possono raggiungere Gavorrano, Scarlino e Caldana.
Testo e immagini sono tratti da "Guida della Maremma" di Aldo Mazzolai
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